
Ci sono incontri che sfuggono a qualsiasi spiegazione…
Puoi chiamarli coincidenze, sincronicità, destino, provvidenza. Oppure puoi semplicemente accoglierli, senza il bisogno di trovare una risposta.
Negli ultimi giorni a Marrakech ho vissuto momenti bellissimi, ma anche profondamente dolorosi.
Poco tempo fa ho dovuto salutare la mia amata Celeste, una gattina che è entrata nella mia vita con una forza difficile da raccontare.
E mentre ero qui, tra i vicoli della Medina, è arrivata anche la notizia della morte di Bebè Lori, un’altra piccola vita che avevamo sperato di accompagnare verso un futuro diverso.
Ci sono giorni in cui il cuore continua a fare quello che deve fare: si esce, si preparano le ciotole, si controllano le colonie, si medicano ferite, si cercano i cuccioli nascosti. Si continua a lavorare. Ma dentro ci si porta addosso un peso silenzioso.
Poi, all’improvviso, la vita decide di sorprenderti…
Durante una delle mie ricognizioni ho trovato una gattina piccolissima. Era sporca, affamata, aveva bisogno di cure.
L’ho presa in braccio.
E il tempo, per un istante, si è fermato.
Aveva gli stessi identici colori di Cleo. Quella distribuzione del nero, del bianco e dell’arancio che il mio cuore conosce così bene.
Ma non era solo questo.
Era il suo sguardo.
Quel modo dolce di guardarmi, così incredibilmente simile a quello di Celeste, da lasciarmi senza parole.
Senza pensarci due volte l’ho chiamata Cleo.
Non perché volessi sostituire qualcuno. Nessuno sostituisce chi abbiamo amato.
L’ho chiamata così perché quel nome è arrivato prima ancora del pensiero. Come se fosse già lì, ad aspettarmi.
In quel momento ho sentito qualcosa che faccio fatica a descrivere.
Non la sensazione che Cleo o Celeste fossero “tornate”. Non è questo.
Ho sentito piuttosto un abbraccio.
Come se la vita mi stesse sussurrando con infinita delicatezza:
“Noi siamo ancora con te.”
“Continua.”
“Non lasciare che il dolore ti faccia dimenticare tutto l’amore che avete condiviso.”
Ognuno interpreterà queste parole secondo la propria sensibilità.
C’è chi parlerà di coincidenze.
Chi di sincronicità.
Chi di un segno.
Io non sento il bisogno di convincere nessuno.
So soltanto quello che ho provato.
So che, in quell’istante, il peso che mi portavo dentro è diventato un po’ più leggero.
So che mi sono sentita vista.
Accompagnata.
Protetta.
E incoraggiata ad andare avanti.
Perché questo progetto non è fatto soltanto di numeri, di sterilizzazioni, di cure veterinarie e di raccolte fondi.
È fatto di relazioni.
Di vite che si intrecciano.
Di piccoli esseri che, senza dire una parola, riescono a insegnarci qualcosa di enorme.
Forse quella gattina aveva bisogno di me.
Ma oggi penso che, almeno per quel momento, anch’io avessi bisogno di lei.
Lei mi ha ricordato che l’amore non scompare quando qualcuno se ne va.
Cambia forma.
Trova strade che non avevamo immaginato.
E a volte ti aspetta in un vicolo della Medina, racchiuso negli occhi di una gattina minuscola che ti guarda come se ti conoscesse da sempre.
Da quel giorno continuo a sentire la mancanza di Celeste, di Cleo e di Bebè Lori.
Quella mancanza non è diminuita.
Ma accanto al dolore è comparsa una gratitudine nuova.
Perché ho compreso che il contrario della perdita non è il dimenticare.
È continuare ad amare.
E forse è proprio questo il dono più grande che gli animali ci lasciano.
Ci insegnano che ogni amore autentico continua a camminare con noi.
A volte in un ricordo.
A volte in una carezza.
E qualche volta, quando ne abbiamo più bisogno, negli occhi di un’altra piccola vita che sembra arrivare solo per ricordarci che non siamo mai davvero soli.